sabato 15 novembre 2008

Obama ai leader del G20: ''Serve risposta globale a crisi''.

Il presidente eletto nel discorso del sabato che da oggi sbarca anche su Youtube: ''Possiamo uscire da questa situazione difficile perché in America sappiamo sempre risalire la china''.

- Washington, 15 nov -
Ai leader del G20 riuniti con George Bush arriva il messaggio di Barack Obama, nel discorso del sabato che da oggi sbarca anche su Youtube. Il presidente eletto, che non ha voluto prendere parte al summit, si è detto felice che Bush abbia avviato l'iniziativa "perché la nostra crisi economica globale necessita di una risposta globale".

Poi ha rivolto l'attenzione alla grave situazione di crisi dell'economia americana, chiedendo al Congresso di muoversi già dalla prossima settimana verso l'approvazione di un pacchetto di interventi per il rilancio economico, che tra le altre cose rafforzi gli interventi in favore dei disoccupati.

Obama ha voluto concludere con un messaggio di speranza: "Non bisogna fare errori: questa è una delle più gravi crisi economiche dei nostri tempi, e per quanto la strada di fronte a noi sarà lunga ed il lavoro duro, so che possiamo uscire da questa crisi perché in America sappiamo sempre risalire la china, in qualsiasi situazione difficile".

E lo sforzo per uscire dalla recessione potrà anche essere "l'occasione per creare nuovi posti di lavoro, rafforzare il nostro ceto medio e mantenere la nostra economia competitiva nel 21esimo secolo".


- da adnkronos.com

Fidel: Su Obama ingenuo illudersi.

'Le buone intenzioni non possono cambiare secoli di egoismo'.

- L' Avana, 14 nov -
Per l'ex presidente cubano Fidel Castro e' 'ingenuo' illudersi sulle 'buone intenzioni' del presidente eletto statunitense Barack Obama. 'Sarebbe straordinariamente ingenuo - ha scritto Fidel in un articolo pubblicato su Internet - pensare che le buone intenzioni di una persona intelligente possano cambiare quello che e' stato creato da secoli di interessi ed egoismo. La storia umana dimostra tutt'altro'.

- da ansa.it

Usa: Jarrett sara' consigliere Obama.

Sara' responsabile relazioni con Stati e autorita' locali.

- Roma, 15 nov -
La co-presidente per la squadra della transizione di Obama, Valerie Jarrett, occupera' un importante posto di consigliere alla Casa Bianca. Lo ha annunciato la stessa Jarrett precisando che sara' responsabile per le relazioni con gli Stati e con le autorita' locali. La Jarret, 52 anni, amica di famiglia degli Obama, e' stata tra i responsabili della parte finanziaria della campagna elettorale; vent'anni fa assunse Michelle nell'amministrazione municipale di Chicago.

- da ansa.it

venerdì 14 novembre 2008

Usa: Obama incontra Hillary.

Per staff visita privata, voci confermano guida diplomazia Usa.

- Washington, 14 nov -
In un incontro tra Hillary Clinton e Obama si sarebbe parlato di un possibile incarico da segretario di Stato per la senatrice. L'incontro e' avvenuto ieri a Chicago, ma i collaboratori della Clinton insistono sul fatto che si trattava di una visita privata. Nella tarda serata di ieri si e' invece sparsa la voce che Obama potrebbe affidare all'ex avversaria delle primarie la guida della diplomazia Usa.

- da ansa.it

Usa: Obama, messaggio su You Tube.

Video quattro minuti, sara' trasmesso su sito presidente eletto.

- Washington, 14 nov -
Con Obama gli americani riceveranno l'usuale messaggio radiofonico del sabato non piu' solo via radio ma anche su You Tube. Lo ha reso noto lo staff di Obama, precisando che il presidente eletto registrera' oggi il suo primo messaggio. Il video, della durata di 4 minuti, sara' quindi diffuso via You Tube attraverso il sito Change.gov, allestito da Obama che restera' attivo per tutto il periodo della transizione, cioe' fino al 20 gennaio 2009.

- da ansa.it

Obama: Attentatore, pochi bianchi.

Solo 2 giurati bianchi contro altri 21 di origine straniera.

- Chicago, 14 nov -
Uno dei due neonazisti arrestati per aver progettato un attentato contro Obama ha contestato la giuria che l'ha giudicato: pochi bianchi. Daniel Cowart, 20 anni, ha contestato la sua messa in stato di accusa, affermando che non c'erano abbastanza bianchi fra i giurati che l'hanno giudicato. Il suo legale ha contestato la parzialita' della giuria, mettendo al primo punto del ricorso il fatto che questa contava soltanto due giurati bianchi e altri 21 di origine straniera.

- da ansa.it

Obama: Hillary segretario di stato?

Voce diffusa dalla rete tv Nbc.

- Washington, 14 nov -
Barack Obama potrebbe chiamare al proprio fianco l'ex avversaria Hillary Clinton, secondo la Nbc. Obama le affiderebbe uno dei posti piu' importanti nella sua futura amministrazione: quello di segretario di Stato. La voce e' stata diffusa dal network Nbc, che l'ha attribuita a due fonti dello staff del presidente eletto degli Stati Uniti. Il Dream Team torna dunque ad affacciarsi sulla scena politica americana.

- da ansa.it

giovedì 13 novembre 2008

Obama: In toto nomine Gore e Kennedy.

Il nobel come coordinatore clima, figlia Jfk ambasciatrice Onu.

- Washington, 13 nov -
Caroline Kennedy, la figlia di Jfk, e l'ex vicepresidente e premio Nobel Al Gore entrano nel toto nomine per il governo Obama. Gore sarebbe preso in considerazione per una nuova figura, quella di 'zar' del clima o dell'energia, che dovrebbe coordinare tutti i ministeri e le agenzie federali del settore. La Kennedy, che ha fatto campagna per Obama potrebbe ottenere il posto di ambasciatrice degli Usa alle Nazioni Unite.

- da ansa.it

Scudo antimissile, Berlusconi: Usa hanno diritto difendersi.

Gli Usa hanno ''diritto di difendersi'' da quelle che ritengono essere minacce alla sicurezza nazionale. Silvio Berlusconi precisa oggi il senso delle sue parole di ieri sullo scudo antimissilistico statunitense: pur non smentendo di aver definito il progetto americano una ''provocazione'' nei confronti della Russia, il presidente del Consiglio ha detto di aver trovato una certa ''distanza'' fra quello che ha dichiarato e quanto riportato dai media. Il premier, nel corso di una conferenza stampa a Napoli, in occasione della firma dell'accordo per la gestione del termovalorizzatore di Acerra, e' tornato sulle frasi pronunciate ieri a Smirne. E dopo aver ribadito di temere una ''escalation di contrapposizione fra Usa e Federazione Russa'', ha auspicato un ritorno allo ''spirito di Pratica di Mare''.

Un riferimento al vertice del 2002 in cui si decise il partenariato fra la Russia e la Nato. Berlusconi ha parlato di Usa e Unione europea come dei ''pilastri del sistema di sicurezza euro-atlantico''. Partendo da questo presupposto, ha aggiunto: ''Sono convinto che gli Usa abbiano certamente il diritto di difendersi da cio' che ritengono sia una minaccia alla propria sicurezza''. E su questo, ha sottolineato con una punta polemica nei confronti della stampa, ''ho notato una certa distanza fra cio' che e' stato scritto e cio' che ho detto ieri a Smirne''. Il premier ha quindi sottolineato che l'Italia ha come primo obiettivo quello di rasserenare i rapporti fra Mosca e Washington. Anche grazie a quell'amicizia che lo stesso Cavaliere vanta di avere con i leader delle due potenze. ''Ho il mio modo'' di mediare, ha spiegato, ''e ho la possibilita' di parlare chiaro sia con l'amministrazione americana sia con la Federazione russa''.

Cosi', ha aggiunto, ''nelle ultime settimane ho cercato di porre questo problema con forza e ho insistito affinche' potessero sedersi intorno ad un tavolo''. Ad impensierire il premier e' stata in particolare la ''dura dichiarazione'' del presidente russo, Dmitri Medvedev, davanti alla Duma. Parole che lo hanno spinto a lavorare affinche' le due parti si ''incontrino e adottino delle soluzioni'' il prima possibile. Insomma, ha detto, quelle di ieri a Smirne ''non sono state parole dure'', ma semmai ''parole preoccupate''. Il premier e' quindi tornato a lamentarsi della copertura mediatica dei suoi incontri internazionali. ''Non ho visto un articolo che riportasse il fatto che in Russia abbiamo firmato oltre 10 accordi'', ha sottolineato. Il contrario di cio' che e' avvenuto in Turchia, ha aggiunto, dove il vertice di ieri a Smirne e' stato ''salutato in modo assolutamente entusiastico'' dai media locali. Un ultimo appunto, infine, sul prossimo importante appuntamento internazionale: il G20 di Washington che, a detta del premier, ''dara' inizio a un processo di nuova regolamentazione del mondo finanziario ed economico''.

- da ansa.it

Scudo antimissile, Russia: Se Usa rinuncia anche noi fermi.

- Nizza, 13 nov -
Mano tesa alla nuova amministrazione americana di Barack Obama, alla quale propone l'opzione zero, 'niente scudo Usa niente missili a Kaliningrad', e forte volonta' di cooperare con l'Unione europea, con la quale la Russia puo' parlare ''con una sola voce'' al Vertice del G-20 sulla crisi finanziaria per riformare la governance economica. Alla vigilia del Vertice Ue-Russia di domani a Nizza, il 22/mo nella storia delle relazioni bilaterali, ma il primo dopo il grande freddo seguito al conflitto georgiano, il presidente russo Dmitri Medvedev ha abbassato i toni della polemica con i partner occidentali. ''Il nostro interesse e' di avere delle relazioni le piu' strette possibili'', ha detto in un'intervista al quotidiano francese Le Figaro. ''Noi abbiamo bisogno di investimenti reciproci. L'Europa e' il piu' grande consumatore di energia russa, noi siamo dei grandi compratori di tecnologie e prodotti europei'', ha spiegato. E sullo stesso tasto ha battuto parlando nel pomeriggio a Cannes, davanti ad una platea di centinaia di imprenditori russi ed europei.

''Sulla maggioranza dei punti al centro del G20 le posizioni di Russia e Unione europea sono molto vicine, quasi coincidenti. Io penso che a Washington parleremo con una sola voce'', ha affermato Medvedev. Nelle molte esternazioni, poche parole sono state riservate al conflitto con la Georgia. Il presidente russo ne ha parlato solo per ribadire che il riconoscimento da parte di Mosca dell'indipendenza dell'Ossezia del sud e dell'Abkazia, le regioni secessioniste della Georgia, ''e' irreversibile''. Il Vertice di domani non si preannuncia facile per il presidente francese Nicolas Sarkozy, che da un lato deve ribadire la forte contrarieta' della Ue all'uso sproporzionato della forza contro Tbilisi e al mancato rispetto della sovranita' territoriale, ma dall'altro anche la volonta' di riavviare al piu' presto i negoziati per un nuovo accordo di partnership strategica per rafforzare i legami economici ed energetici con la Russia. Ad oggi, la Ue importa il 61% del proprio gas e ben il 42% e' russo. Ventisei stati membri su 27, con la sola eccezione della Lituania, sono a favore della ripresa dei negoziati. ''Noi vogliamo lavorare in modo costruttivo con la Russia, ma la Russia faccia altrettanto con noi'', ha detto il presidente della Commissione Ue Jose' Manuel Durao Barroso, sintetizzando il ''messaggio'' che sara' consegnato domani a Medvedev. Secondo Barroso, sono numerosi i terreni sui quali e' importante una buona collaborazione tra Ue e Russia, a partire dalle questioni energetiche. Ma al centro dei colloqui di domani ci sara' la crisi finanziaria mondiale e la risposta del G20.

''Siamo ad una svolta. Questa e' un'occasione storica per cambiare la governance economica mondiale, ha detto Barroso. ''La Russia in questo e' un partner indispensabile, imprescindibile''. Oltre alla crisi, la sicurezza sara' l'altro tema forte nell'agenda di domani. Medvedev ha precisato che Mosca non mettera' impianti missilistici Iskander nell'enclave baltica di Kaliningrad, se gli Usa rinunceranno al loro scudo missilistico in Polonia e Repubblica ceca, e ha detto che Mosca e' perfino pronta a continuare il lavoro sull'idea di un sistema globale di scudo antimissile con Usa, Europa e Russia coinvolte''. La reazione americana non si e' fatta attendere: il segretario alla Difesa Robert Gates ha definito inaccettabile uno scambio con Mosca. La Ue resta in attesa della nuova amministrazione Obama. Alcuni fatti raccontati da Sarkozy (che oggi ha ricevuto all'Eliseo il presidente georgiano Mikhail Saakashvili), confermano come l'Europa stia gia' archiviando l'era Bush. Sarkozy ha infatti denunciato il comportamento del presidente americano uscente nella crisi russo-georgiana. Bush - ha raccontato il presidente francese - gli consiglio' di non recarsi a Mosca e a Tbilisi, di rinunciare. ''Ci siamo andati, con Bernard Kouchner (il ministro degli Esteri, ndr), e come per caso, mentre eravamo li', e' stato annunciato il cessate il fuoco'', ha riferito Sarkozy, rivendicando alla Ue di avere ottenuto la pace e di avere mantenuto aperto il filo del dialogo.

- da ansa.it

Russia: Medvedev, in accordo Obama.

'Russia e Ue parleranno con una voce a vertice Washington'.

- Mosca, 13 nov -
Il presidente russo Medvedev, e' convinto di potersi accordare sui problemi chiave con il neo eletto presidente americano Barack Obama. Ne ha parlato in Francia dove si trova per il vertice Russia-Ue. Medvedev ha aggiunto di voler incontrare presto Obama per discutere alcuni problemi nelle relazioni russo-americane e ha rilevato che la Russia e l'Ue intendono parlare 'con una sola voce' al vertice di Washington sulla crisi finanziaria.

- da ansa.it

Missili: Russia, Usa rinunci.

'Incontro con Obama il prima possibile'.

- Mosca, 13 nov -
Mosca non impiantera' missili Iskander a Kaliningrad se gli Usa rinunceranno al loro scudo missilistico in Polonia e Repubblica ceca. Cosi' il presidente Medvedev, per il quale Mosca 'e' pronta a continuare il lavoro sull'idea di un sistema globale di scudo antimissile con Usa, Europa e Russia coinvolte'. Medvedev ha parlato di un accordo con Obama per un incontro 'il prima possibile' e senza lungaggini e lentezze. 'E' indispensabile sia per gli Usa che per la Russia', ha detto.

- da ansa.it

mercoledì 12 novembre 2008

Palin: sarebbe onore aiutare Obama

Ex candidata vicepresidenza repubblicani disponibile su energia.

L'ex candidata alla vicepresidenza dei repubblicani, Sarah Palin, e' disponibile ad aiutare il presidente eletto Barack Obama. La governatrice dell'Alaska ha precisato che sarebbe pronta ad aiutare la sua amministrazione su temi come l'energia o il sostegno ai bambini che richiedono un sostegno speciale. 'Sarebbe un onore', ha detto.

- da ansa.it

G20: Obama nomina rappresentanti

Sono l'ex segretario di Stato Albright e il deputato Jim Leach.

New York, 12 nov - Il presidente eletto degli Stati Uniti Barack Obama ha scelto i suoi rappresentanti informali al vertice del G20 di sabato a Washington. Sono l'ex segretario di Stato Usa, Madeleine Albright, e il deputato repubblicano dell'Iowa Jim Leach. Secondo quanto indicato da Denis McDonough, il consigliere in politica estera di Obama, la Albright e Leach saranno a disposizione delle delegazioni internazionali e potranno esprimersi a nome del presidente eletto Obama e del suo vice Joe Biden.



- da ansa.it

Obama: smontato Muro della Speranza

Su tabellone a Washington migliaia di messaggi di auguri

E' stato smontato il Muro della Speranza, il grande tabellone eretto a Washington per raccogliere messaggi per il neo presidente Obama. L'iniziativa, promossa dall'organizzazione di attivisti per la pace 'Avaaz', ha avuto un successo strepitoso: 'Basta con la paura in America', 'Go, Obama', 'Salva l'America', migliaia di messaggi sono stati scritti sul tabellone davanti al Mausoleo a Lincoln, vicino al punto dove Martin Luther King pronuncio' 45 anni fa il famoso discorso 'I Have a Dream'.

- da ansa.it

Obama telefona al Papa

Per ringraziarlo del messaggio di auguri ricevuto.

- Washington, 12 nov -
Barack Obama, il presidente eletto degli Stati Uniti, ha avuto una conversazione telefonica ieri con Papa Benedetto XVI. Obama ha proseguito la serie di telefonate per ringraziare per le congratulazioni ricevute per l'elezione. La sala stampa vaticana ha confermato che ieri Obama, ha telefonato al Papa nell'ambito dei normali scambi augurali per l'avvenuta elezione del nuovo inquilino della Casa Bianca.Il Papa aveva inviato al presidente eletto un messaggio.

- da ansa.it

martedì 11 novembre 2008

Obama: Biglietti fino a 40mila dollari.

Prezzi alle stelle a Washington per assistere a giuramento.

- Washington, 11 nov -
I biglietti per l' insediamento di Barack Obama alla Casa
Bianca, il 20 gennaio 2009, sono arrivate offerte fino a 40mila dollari. Su alcuni siti internet le offerte hanno raggiunto 20.085 dollari per un biglietto per Pennsylvania Avenue. 'Ma sappiamo che c'e' chi si e' detto disposto a sborsare 40mila dollari', ha precisato la presidente dell'Inaugural Committee, la senatrice Dianne Feinstein, secondo la quale 'tutto cio' e' scandaloso'.

- da ansa.it

G20: Obama non sara' a Washington.

Il presidente eletto non incontrera' i leader.

- Washington, 11 nov -
Il presidente eletto degli Stati Uniti Barack Obama non sara' a Washington nel fine settimana, dove si svolgera' il vertice del G20. Lo ha confermato il suo portavoce, Bob Gibbs, aggiungendo che Obama restera' a Chicago, dove non sono peraltro previsti incontri con leader stranieri. Gibbs, indicato come il futuro portavoce della Casa Bianca, non ha escluso la possibilita' che stretti collaboratori del presidente eletto siano presenti al vertice del G20.

- da ansa.it

Usa: Obama chiede a Bush aiuti auto.

Se ne e' parlato riservatamente, irritazione Bush su fuga notizie.

- New York, 11 nov -
Il presidente eletto degli Usa Obama ha chiesto a George Bush di sostenere un intervento contro la crisi dell'industria automobilistica. Lo scrivono oggi il New York Times e il Wall Street Journal, secondo i quali Bush si sarebbe detto disposto a farlo se otterra' in cambio il via libera del Congresso - controllato dai democratici - ad un accordo di libero scambio Usa-Colombia. Le indicazioni diffuse dallo staff di Obama avrebbero irritato Bush che non ha gradito la fuga di notizie.

- da ansa.it

Berlusconi, totale supporto a Obama.

Apertura 'convinta' a nuova Amministrazione americana.

- Roma, 11 nov -
Il supporto dell'Italia alla nuova Amministrazione americana 'e' il piu' totale e convinto possibile'. Lo ha sottolineato il premier Silvio Berlusconi in una conferenza stampa congiunta a Villa Madama con il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva.

- da ansa.it

Staminali: S. Sede, no a embrionali.

Cardinale risponde a domanda su intenzioni di Obama in materia.

- Roma, 11 nov -
Il no del Vaticano all'uso di cellule staminali embrionali 'vale per tutti', ed e' quindi rivolto anche agli Stati Uniti. Lo ha ribadito il presidente del Pontificio consiglio per la Salute, card.Barragan, in merito alla revisione delle norme in materia ventilata da Barack Obama. Barragan ha ribadito il no al prelievo di cellule staminali da embrione, incoraggiando invece l'utilizzo di quelle estratte da cellule adulte o da cordone ombelicale.

- da ansa.it

Usa: Gli Obama alla casa bianca.

- Washington, 10 nov -
Il presidente eletto Barack Obama e' entrato oggi per la prima volta in vita sua nell'Ufficio Ovale della Casa Bianca per un colloquio di un'ora con il presidente George W. Bush dedicato ai maggiori problemi che l'America deve fronteggiare: dalla crisi economica a due guerre da combattere. La visita di Barack e Michelle Obama alla Casa Bianca, durata in tutto due ore, che entrambi gli staff hanno definito 'amichevole' e 'produttivo', e' stata un intreccio di storia, tradizione e malumori elettorali da assorbire.

E' stata la prima visita della storia di un presidente eletto nero alla Casa Bianca. Una visita che rispetta la tradizione che vede il presidente uscente invitare il successore per discutere come procedere ad una fluida transizione tra le due squadre di governo. Ma e' stata anche la visita alla Casa Bianca dell'uomo che per gli ultimi due anni non ha perduto occasione per sottolineare il ''fallimento'' delle sue politiche.

E che gia' promette dal suo primo giorno in carica di rovesciare alcune delle decisioni prese da Bush nei suoi otto anni al potere. Ma la retorica delle elezioni e' gia' alle spalle e la gravita' dei problemi che l'America deve affrontare hanno imposto un primo incontro a quattr'occhi nello Studio Ovale, anticipato rispetto alla tradizione, tra i due presidenti. Il colloquio e' poi' proseguito, in forma allargata, nella residenza privata del presidente alla Casa Bianca. Era stato lo stesso Bush ad insistere perche' la prima visita di Obama alla Casa Bianca avvenisse prima possibile per discutere, oltre alla delicata procedura di transizione tra le due squadre, anche le urgenti questioni della crisi economica e delle guerre in corso (in Iraq, in Afghanistan e contro il terrorismo).

Bush aveva sottolineato che e' questa la prima volta in quattro decenni che il passaggio di consegne ''avviene in tempo di guerra'' e che e' particolarmente importante che la transizione avvenga nel modo ''piu' scorrevole'' possibile. Per Barack Obama, che era stato in passato almeno altre sette volte alla Casa Bianca, e' stata questa pero' la prima visita allo Studio Ovale, il luogo che sara' il suo ufficio per i prossimi quattro anni. Obama e' giunto alla Casa Bianca insieme alla moglie Michelle, che e' stata condotta dalla first lady 'uscente' Laura Bush ad un tour della residenza privata dei presidenti, al piano superiore, compresa la visita delle future camere da letto della coppia Obama e delle stanze riservate alle due bambine - Malia di 10 anni e Sasha di 7 anni - che oggi sono pero' rimaste a Chicago e sono andate regolarmente a scuola.

Obama, nella sua prima conferenza stampa da presidente eletto, aveva sottolineato che l'America ''ha solo un presidente alla volta'' e che fino al 20 gennaio tutte le decisioni spettano a Bush. Il presidente uscente si e' comunque impegnato a tenere il suo successore costantemente informato sulle decisioni piu' importanti che devono essere prese, a cominciare dal vertice economico della prossima settimana, il G20, in programma a Washington e dedicato alla risposta da dare alla crisi che ha colpito i mercati finanziarie le economie di tutto il pianeta. Obama ha confermato ufficialmente, proprio oggi, quello che era nell'aria da tempo: che non intende partecipare in alcuna forma ai due giorni di lavori del G20, lasciando i riflettori e la responsabilita' delle decisioni a Bush.

La portavoce della Casa Bianca Dana Perino aveva spiegato che la agenda del colloquio odierno tra Bush e Obama era aperta: ognuno era libero di portare qualsiasi argomento ritenesse utile dibattere. Alla domanda se il 'veleno' della campagna elettorale, in particolare le accuse di Obama a Bush (''Il mondo trarra' un sospiro di sollievo quando Bush lascera' la Casa Bianca'' aveva detto piu' volte l'allora candidato democratico nei suoi comizi) di essere responsabile di gran parte dei mali dell'America, con scelte politiche sbagliate, potesse avere lasciato qualche strascico nei rapporti tra i due, la Perino ha ammesso che ''qualche volta e' stato duro per noi lasciare gli attacchi senza risposta''.

Ma il presidente Bush e' impegnato in dure campagne elettorali fin dagli anni '60 - ha aggiunto la Perino - e sa perfettamente qual sono le regole del gioco di queste battaglie elettorali. Del resto il presidente Bush, fin dal suo primo commento alla vittoria di Obama, era stato insolitamente generoso col rivale di partito sottolineando la storicita' dell'evento del primo presidente nero d'America e le speranze accese in milioni di persone da questa svolta che ''molti non avrebbero mai immaginato di poter testimoniare nel corso della loro vita''. La visita di Barack e Michelle Obama alla Casa Bianca rende pero' ancora piu' tangibile per i Bush la scadenza inesorabile del loro lungo soggiorno nella famosa residenza: il 20 gennaio dovranno lasciare il posto alla coppia giunta oggi a controllare lo stato della casa e della nazione che riceveranno in eredita' tra poche settimane.

lunedì 10 novembre 2008

Usa: gli Obama arrivati alla Casa Bianca.

I presidenti a colloquio in studio ovale, tour casa per signore.

- Washington, 10 nov -
Il presidente eletto degli Stati Uniti e la moglie Michelle sono in visita alla Casa Bianca. Sono stati accolti dal presidente George W.Bush e dalla First Lady Laura. Dopo i saluti di rito il quartetto si e' subito separato: gli uomini hanno conversato a quattr'occhi nello Studio Ovale, mentre Laura e Michelle si sono trasferite nella residenza privata per un tour nella futura abitazione degli Obama.

- da ansa.it

Usa: Per ora niente nomi ministri.

Portavoce annuncia che non ci saranno nomine in settimana.

- Washington, 10 nov -
Il presidente eletto degli Stati Uniti, Barack Obama, non annuncera' in settimana nomine di membri del proprio governo. Lo ha detto una portavoce, Stephanie Cutter. C'e' grande attesa sulle nomine di Obama, soprattutto per quello che riguarda i posti di ministro del Tesoro, capo del Pentagono e segretario di Stato. Ma tradizionalmente i nuovi presidenti hanno sempre preso tempo per comunicare la squadra, in vista dell'insediamento alla guida del paese il 20 gennaio.

- da ansa.it

Cambiamenti sostanziali, riduzione petrolio, nuova politica..

Pensieri...
Ad una settimana dall'elezione iniziano già a profilarsi grandi mutamenti ed una sostanziale modifica delle leggi di George W. Bush.
Alcune veramente interessanti, già si parla di ridurre trivellazioni petrolifere, particolare attenzione al risparmio energetico e all' ambiente.
Vedo un politico conscio dell'enorme responsabilità e lavoro che lo attende, sarebbe già una vittoria mostrare all' europa come è possibile governare in modo nuovo, superando il vecchio modo di concepire il potere.
Bisogna prefissarci nuove sfide inimmaginabili da chi fino ad ora pensava "le cose devono andare così perchè il mondo va così", il mondo è un prodotto degli uomini che lo governano.
Pensiero all'italia..
Berlusconi (gaffe a parte) è comunque determinante nel processo riavvicinamento usa-russia.
Di veltroni ogni tanto leggo qualche dichiarazione interessante, alt, fermo lì Walter, non sei e non sarai mai l' Obama italiano.
I suoi slogan, i suoi pensieri e le sue parole sono lontani anni luce dal tuo modo di fare politica.

OBAMA: 200 leggi di bush nel mirino, staminali in cima alla lista.

Giusto il tempo di giurare di fronte al Capitol ed entrare alla Casa Bianca, e Barack Obama il 20 gennaio tirerà fuori la penna presidenziale. Il presidente eletto sta valutando circa 200 scelte di George W.Bush che possono venir smontate con semplici ordini esecutivi, senza passare dal Congresso, e si appresta a debuttare con una raffica di firme su provvedimenti che vanno dalla ricerca sulle staminali, al clima e all'aborto. Alla vigilia della visita di Obama al suo futuro ufficio, lo Studio Ovale della Casa Bianca - dove l'ha invitato l'attuale inquilino -, cominciano a emergere le linee d'azione con cui il presidente eletto intende smantellare otto anni di decisioni di Bush.

La priorità del nuovo leader americano è l'economia, ma i grandi interventi in questo settore richiedono tempo e la collaborazione del Congresso. Obama però ha a disposizione fin dal primo giorno di lavoro l'arma degli ordini esecutivi per iniziare a disegnare la propria presidenza. E come i suoi predecessori, intende utilizzarla subito e a vasto raggio. "C'é molto che il presidente può fare usando l'autorità esecutiva, senza aspettare l'azione del Congresso - ha detto John Podesta, che guida il team della transizione di Obama - e vedremo il presidente agire proprio in questa direzione".

Secondo il Washington Post, un team di una quarantina di esperti di diritto ha studiato per mesi gli atti presidenziali di Bush, per individuare quelli più semplici da smontare. Podesta ha confermato che in cima alla lista c'é una delle prime decisioni di vasta portata della presidenza Bush: quella dell'agosto 2001 sulla limitazione del finanziamento federale nella ricerca sulle cellule staminali embrionali. Le restrizioni non sono mai state tradotte in legge e per questo risulterà facile, per Obama, mantenere con una semplice firma una promessa elettorale e rimuovere le barriere alzate da Bush a difesa degli embrioni che devono venir eliminati per ricavare le staminali. Un'altra iniziativa attesa da Obama, è sulla scia di uno dei primi gesti presidenziali compiuti da Bill Clinton quando prese il potere nel 1993.

Clinton annullò restrizioni imposte da Ronald Reagan, che vietavano alle organizzazioni internazionali che ricevono fondi federali americani di proporre in altri paesi l'aborto come metodo di pianificazione familiare. Bush reimpose le restrizioni annullate da Clinton e ora Obama dovrebbe tornare sulla linea clintoniana con un semplice ordine esecutivo. Ne è convinta Cecile Richards, presidente di Planned Parenthood, una delle maggiori organizzazioni americane che si battono per la libertà di scelta della donna in tema di gravidanza. "Siamo in contatto quasi quotidiano con il team della transizione e ci aspettiamo un vero cambiamento", ha detto la Richards. Nell'elenco delle decisioni in arrivo, molte riguardano il settore energetico e la tutela del clima, temi su cui il premio Nobel per la pace Al Gore, sul New York Times, ha esortato Obama ad agire in fretta.

A colpi di provvedimenti esecutivi, il nuovo presidente può bloccare le trivellazioni petrolifere ordinate da Bush in Utah e dare il via libera a un piano della California (bloccato dall'attuale amministrazione) di rendere obbligatorio un taglio del 30% delle emissioni di anidride carbonica da parte dei veicoli tra il 2009 e il 2016. Obama potrebbe anche varare un Consiglio nazionale per l' energia alla Casa Bianca, che segnali come la questione energetica sia considerata strategica al pari della sicurezza. Nello staff di Obama si discute sulla strategia dei primi 100 giorni, per decidere se affrontare di petto più temi o concentrarsi su quelli a portata di mano e agire in modo graduale. Le aspettative sono enormi, ma tra i collaboratori c'é anche il timore che tentare di fare tutto subito possa diventare controproducente. Quel che è certo è che gli uomini di Obama non hanno certo atteso il 4 novembre per mettersi a lavorare. Podesta ha raccontato di aver cominciato a preparare il passaggio dei poteri all'inizio di agosto e di aver ottenuto mesi fa i lasciapassare per 100 collaboratori (molti dei quali membri del Center for American Progress, il centro studi di Podesta) per accedere a documentazione governativa riservata.

La collaborazione con la Casa Bianca, secondo Podesta, finora é stata "eccellente" e Bush da domani comincerà a passare di persona le consegne a Obama. Ma il clima può tornare teso se nelle prossime settimane i repubblicani cercassero di varare iniziative per blindare le scelte di Bush e rendere difficile il ricorso di Obama agli ordini esecutivi.

-da ansa.it

domenica 9 novembre 2008

Obama: Lavrov, spero in piu' dialogo.

Il ministro degli Esteri russo riguardo la difesa missilistica.

- Mosca, 9 nov -
Il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov spera in un dialogo piu' costruttivo sulla difesa missilistica con la nuova presidenza Usa. 'Abbiamo notato - ha detto Lavrov - la posizione del presidente eletto americano Barack Obama in merito. Ispira la speranza che saremo in grado di trattare con loro in modo piu' costruttivo'. Lavrov ha anche sottolineato che l'eventuale dislocazione di sistemi missilistici Iskander a Kaliningrad 'e' un affare interno russo che non riguarda gli Usa'.

- da ansa.it

Afghanistan: Attacco Usa, inchiesta.

Uccisi 37 civili e 35 feriti, l'azione per liberare pattuglia.

- Kabul, 9 nov -
Un'inchiesta congiunta Afghanistan-Usa ha concluso che nell'attacco aereo americano del 3 novembre furono uccisi 37 civili ed altri 35 feriti. Lo riferisce una nota Usa spiegando che l'attacco dell'aviazione e' stato sferrato nel tentativo di liberare una pattuglia Usa presa dai combattenti. Dopo questa strage il presidente Karzai aveva definito la questione delle vittime civili la piu' grossa fonte di tensione con gli Usa ed aveva chiesto a Obama di mettere questo tema tra le sue priorita'.

- da ansa.it

Israele: Anniversario morte Rabin.

Un messaggio da Obama e un avvertimento dallo Shin Bet.

- Tel Aviv, 8 nov -
Nel 13/o anniversario dell'uccisione di Rabin i pacifisti israeliani sono tornati a darsi appuntamento a Tel Aviv in piazza del Municipio. Da un lato, la speranza: per l'occasione e' giunto in Israele James Hoffa, presidente di un importante sindacato Usa che si e' schierato con Obama. Il presidente eletto ha voluto con la sua presenza rincuorare le 'colombe' israeliane. D'altra parte, la preoccupazione: giorni fa il capo dello Shin Bet ha avvertito che un nuovo delitto politico e' possibile.

- da ansa.it

sabato 8 novembre 2008

Scudo antimissile, no impegno Obama.

Un suo collaboratore smentisce parole presidente polacco.

- New York, 8 nov -
Barack Obama non ha preso nessun impegno sul futuro dello scudo antimissile che Bush intende installare nell'Europa centro-orientale. Lo afferma uno stretto collaboratore di Obama. Il presidente polacco Kaczynski aveva affermato invece che il presidente eletto Usa gli ha detto che il progetto continuera'. Usa e Polonia hanno firmato un accordo in agosto per installare una serie di missili nel Paese europeo, come elemento dello scudo missilistico. La mossa aveva fatto infuriare la Russia.

- da ansa.it

Obama: Bush, trionfo storia America.

Intende garantire buona transizione con il suo successore.

- New York, 8 nov -
Gli Usa 'hanno scelto un presidente che rappresenta un momento di trionfo nella storia americana'. Lo ha detto Bush riferendosi a Obama. 'Obama - ha aggiunto il presidente uscente - rappresenta 'un omaggio al lavoro senza pause, e alla fede nelle promesse durature della nostra nazione'. Bush, che ricevera' gli Obama lunedi' alla Casa Bianca, ha assicurato che intende fare il massimo per garantire una buona transizione con il suo successore, che si insediera' il 20 gennaio 2009.

- da ansa.it

Crisi: Obama, azioni urgenti.

Primo discorso radiofonico settimanale del presidente eletto.

- Chicago, 8 nov -
Barack Obama ha preannunciato, nel suo primo discorso radiofonico settimanale, azioni urgenti per far fronte alla crisi economica. 'Non c'e' un attimo da perdere', ha detto. Malgrado le misure prese dall'amministrazione Bush, per Obama gli Usa 'avranno bisogno di altre misure nel periodo di transizione e nei mesi seguenti', e in particolare di un 'piano di salvataggio per la classe media e di soccorso per le famiglie che vedono ridursi i salari e svanire i risparmi di una vita'.

- da ansa.it

martedì 4 novembre 2008

Discorso Barack Obama elezione - Chicago.

Ciao Chicago!

Se ancora c'è qualcuno che dubita che l'America non sia un luogo nel quale nulla è impossibile, che ancora si chiede se il sogno dei nostri padri fondatori è tuttora vivo in questa nostra epoca, che ancora mette in dubbio il potere della nostra democrazia, questa notte ha avuto le risposte che cercava.

La risposta sono le code che si sono allungate fuori dalle scuole e dalle chiese con un afflusso che la nazione non aveva mai visto finora. La risposta sono le persone, molte delle quali votavano per la prima volta, che hanno atteso anche tre o quattro ore in fila perché credevano che questa volta le cose dovessero andare diversamente, e che la loro voce potesse fare la differenza.

La risposta è la voce di giovani e vecchi, ricchi e poveri, Democratici e Repubblicani, neri, bianchi, ispanici, asiatici, nativi d'America, gay, eterosessuali, disabili e non disabili: tutti americani che hanno inviato al mondo il messaggio che noi non siamo mai stati un insieme di Stati Rossi e Stati Blu. Noi siamo e sempre saremo gli Stati Uniti d'America.

La risposta è ciò che ha spinto a farsi avanti coloro ai quali per così tanto tempo è stato detto da così tante persone di essere cinici, impauriti, dubbiosi di quello che potevano ottenere mettendo di persona mano alla Storia, per piegarla verso la speranza di un giorno migliore.

È occorso molto tempo, ma stanotte, finalmente, in seguito a ciò che abbiamo fatto oggi, con questa elezione, in questo momento preciso e risolutivo, il cambiamento è arrivato in America.
Poco fa, questa sera ho ricevuto una telefonata estremamente cortese dal Senatore McCain.

Il Senatore McCain ha combattuto a lungo e con forza in questa campagna, e ha combattuto ancora più a lungo e con maggiore forza per il Paese che ama. Ha affrontato sacrifici per l'America che la maggior parte di noi nemmeno immagina e noi oggi stiamo molto meglio anche grazie al servizio reso da questo leader coraggioso e altruista. Mi congratulo con lui e con la governatrice Palin per tutto quello che hanno ottenuto, e non vedo l'ora di lavorare con loro per rinnovare nei prossimi mesi la promessa di questa nazione.

Voglio qui ringraziare il mio partner in questa avventura, un uomo che ha fatto campagna elettorale col cuore, parlando per le donne e gli uomini con i quali è cresciuto nelle strade di Scranton, con i quali ha viaggiato da pendolare ogni giorno per tornare a casa propria nel Delaware, il vice-presidente eletto degli Stati Uniti Joe Biden.

Io non sarei qui questa sera senza il sostegno continuo della mia migliore amica degli ultimi sedici anni, la roccia della mia famiglia, l'amore della mia vita, la prossima first lady della nazione, Michelle Obama.

Sasha and Malia ... vi amo entrambe moltissimo e ... vi siete guadagnate il cucciolo ... che verrà con noi alla Casa Bianca...

E mentre siamo qui e lei non è più con noi, so che mia nonna ci sta guardando, insieme a tutta la famiglia che ha fatto di me ciò che io sono. In questa sera così unica mi mancano tutti, e so che il mio debito verso di loro non è neppure quantificabile. A mia sorella Maya, mia sorella Alma, tutti i miei fratelli e le mie sorelle, voglio dire grazie per il sostegno che mi avete dato. Vi sono veramente molto grato.

Al manager della mia campagna David Plouffe... il protagonista senza volto di questa campagna che ha messo insieme la migliore campagna elettorale - credo - nella Storia degli Stati Uniti d'America.

Al mio capo stratega David Axelrod... che è stato mio partner in ogni fase di questo lungo cammino... proprio il miglior team di una campagna elettorale mai messo insieme nella storia della politica...

Voi avete reso possibile tutto ciò, e io vi sarò eternamente grato per i sacrifici che avete affrontato per riuscirci.

Ma più di ogni altra cosa, non dimenticherò mai a chi appartiene veramente questa vittoria: appartiene a voi. Io non sono mai stato il candidato più ideale per questa carica. Non abbiamo mosso i primi passi nella campagna elettorale con finanziamenti o appoggi ufficiali. La nostra campagna non è stata pianificata nelle grandi sale di Washington, ma nei cortili di Des Moines, nei tinelli di Concord, sotto i portici di Charleston. È stata realizzata da uomini e donne che lavorano, che hanno attinto ai loro scarsi risparmi messi da parte per offrire cinque dollari, dieci dollari, venti dollari alla causa. Il movimento ha preso piede e si è rafforzato grazie ai giovani, che hanno rigettato il mito dell'apatia della loro generazione... che hanno lasciato le loro case e le loro famiglie per un'occupazione che offriva uno stipendio modesto e sicuramente poche ore di sonno; ai non più tanto giovani che hanno sfidato il freddo pungente e il caldo più soffocante per bussare alle porte di perfetti sconosciuti; ai milioni di americani che si sono adoperati come volontari, si sono organizzati, e hanno dimostrato che a distanza di oltre due secoli, un governo del popolo, fatto dal popolo e per il popolo non è sparito dalla faccia di questa Terra. Questa è la vostra vittoria...

So che quello che avete fatto non è soltanto vincere un'elezione e so che non l'avete fatto per me. Lo avete fatto perché avete compreso l'enormità del compito che ci sta di fronte. Perché anche se questa sera festeggiamo, sappiamo che le sfide che il futuro ci presenterà sono le più ardue della nostra vita: due guerre, un pianeta in pericolo, la peggiore crisi finanziaria da un secolo a questa parte. Anche se questa sera siamo qui a festeggiare, sappiamo che ci sono in questo stesso momento degli americani coraggiosi che si stanno svegliando nei deserti iracheni, nelle montagne dell'Afghanistan dove rischiano la loro vita per noi.

Ci sono madri e padri che resteranno svegli dopo che i loro figli si saranno addormentati e si arrovelleranno chiedendosi se ce la faranno a pagare il mutuo o il conto del medico o a mettere da parte abbastanza soldi per pagare il college. Occorre trovare nuova energia, creare nuovi posti di lavoro, costruire nuove scuole. Occorre far fronte a nuove sfide e rimettere insieme le alleanze.

La strada che ci si apre di fronte sarà lunga. La salita sarà erta. Forse non ci riusciremo in un anno e nemmeno in un solo mandato, ma America! Io non ho mai nutrito maggiore speranza di quanta ne nutro questa notte qui insieme a voi. Io vi prometto che noi come popolo ci riusciremo!

Ci saranno battute d'arresto e false partenze. Ci saranno molti che non saranno d'accordo con ogni decisione o ogni politica che varerò da Presidente e già sappiamo che il governo non può risolvere ogni problema. Ma io sarò sempre onesto con voi in relazione alle sfide che dovremo affrontare. Vi darò ascolto, specialmente quando saremo in disaccordo. E soprattutto, vi chiedo di unirvi nell'opera di ricostruzione della nazione nell'unico modo con il quale lo si è fatto in America per duecentoventi anni, ovvero mattone dopo mattone, un pezzo alla volta, una mano callosa nella mano callosa altrui.

Ciò che ha avuto inizio ventuno mesi fa, nei rigori del pieno inverno, non deve finire in questa notte autunnale. La vittoria in sé non è il cambiamento che volevamo, ma è soltanto l'opportunità per noi di procedere al cambiamento. E questo non potrà
accadere se faremo ritorno allo stesso modus operandi.

Il cambiamento non può aver luogo senza di voi.
Troviamo e mettiamo insieme dunque un nuovo spirito di patriottismo, di servizio e di responsabilità, nel quale ciascuno di noi decida di darci dentro, di lavorare sodo e di badare non soltanto al benessere individuale, ma a quello altrui. Ricordiamoci che se mai questa crisi finanziaria ci insegna qualcosa, è che non possiamo avere una Wall Street prospera mentre Main Street soffre: in questo Paese noi ci eleveremo o precipiteremo come un'unica nazione, come un unico popolo.

Resistiamo dunque alla tentazione di ricadere nelle stesse posizioni di parte, nella stessa meschineria, nella stessa immaturità che per così tanto tempo hanno avvelenato la nostra politica. Ricordiamoci che c'è stato un uomo proveniente da questo Stato che ha portato per la prima volta lo striscione del partito Repubblicano alla Casa Bianca, un partito fondato sui valori della fiducia in sé, della libertà individuale, dell'unità nazionale. Sono questi i valori che abbiamo in comune e mentre il partito Democratico si è aggiudicato una grande vittoria questa notte, noi dobbiamo essere umili e determinati per far cicatrizzare le ferite che hanno finora impedito alla nostra nazione di fare passi avanti.

Come Lincoln disse a una nazione ancora più divisa della nostra, "Noi non siamo nemici, ma amici, e anche se le passioni possono averlo allentato non dobbiamo permettere che il nostro legame affettivo si spezzi". E a quegli americani il cui supporto devo ancora conquistarmi, dico: forse non ho ottenuto il vostro voto, ma sento le vostri voci, ho bisogno del vostro aiuto e sarò anche il vostro presidente.

A coloro che ci guardano questa sera da lontano, da oltre i nostri litorali, dai parlamenti e dai palazzi, a coloro che in vari angoli dimenticati della Terra si sono ritrovati in ascolto accanto alle radio, dico: le nostre storie sono diverse, ma il nostro destino è comune e una nuova alba per la leadership americana è ormai a portata di mano.

A coloro che invece vorrebbero distruggere questo mondo dico: vi sconfiggeremo. A coloro che cercano pace e tranquillità dico: vi aiuteremo. E a coloro che si chiedono se la lanterna americana è ancora accesa dico: questa sera noi abbiamo dimostrato ancora una volta che la vera forza della nostra nazione non nasce dalla potenza delle nostre armi o dal cumulo delle nostre ricchezze, bensì dalla vitalità duratura dei nostri ideali: democrazia, libertà, opportunità e tenace speranza.

Perché questo è il vero spirito dell'America: l'America può cambiare. La nostra unione può essere realizzata. E quello che abbiamo già conseguito deve darci la speranza di ciò che possiamo e dobbiamo conseguire in futuro.

In queste elezioni si sono viste molte novità e molte storie che saranno raccontate per le generazioni a venire. Ma una è nella mia mente più presente di altre, quella di una signora che ha votato ad Atlanta. Al pari di molti altri milioni di elettori anche lei è stata in fila per far sì che la sua voce fosse ascoltata in questa elezione, ma c'è qualcosa che la contraddistingue dagli altri: Ann Nixon Cooper ha 106 anni.
È nata a una sola generazione di distanza dalla fine della schiavitù, in un'epoca in cui non c'erano automobili per le strade, né aerei nei cieli. A quei tempi le persone come lei non potevano votare per due ragioni fondamentali, perché è una donna e per il colore della sua pelle.

Questa sera io ripenso a tutto quello che lei deve aver visto nel corso della sua vita in questo secolo in America, alle sofferenze e alla speranza, alle battaglie e al progresso, a quando ci è stato detto che non potevamo votare e alle persone che invece ribadivano questo credo americano: Yes, we can.
Nell'epoca in cui le voci delle donne erano messe a tacere e le loro speranze soffocate, questa donna le ha viste alzarsi in piedi, alzare la voce e dirigersi verso le urne. Yes, we can.

Quando c'era disperazione nel Dust Bowl (la zona centro meridionale degli Stati Uniti divenuta desertica a causa delle frequenti tempeste di vento degli anni Trenta, NdT) e depressione nei campi, lei ha visto una nazione superare le proprie paure con un New Deal, nuovi posti di lavoro, un nuovo senso di ideali condivisi. Yes, we can.
Quando le bombe sono cadute a Pearl Harbor, e la tirannia ha minacciato il mondo, lei era lì a testimoniare in che modo una generazione seppe elevarsi e salvare la democrazia. Yes, we can.
Era lì quando c'erano gli autobus di Montgomery, gli idranti a Birmingham, un ponte a Selma e un predicatore di Atlanta che diceva alla popolazione : "Noi supereremo tutto ciò". Yes, we can.
Un uomo ha messo piede sulla Luna, un muro è caduto a Berlino, il mondo intero si è collegato grazie alla scienza e alla nostra inventiva. E quest'anno, per queste elezioni, lei ha puntato il dito contro uno schermo e ha votato, perché dopo 106 anni in America, passati in tempi migliori e in ore più cupe, lei sa che l'America può cambiare. Yes, we can.

America, America: siamo arrivati così lontano. Abbiamo visto così tante cose. Ma c'è molto ancora da fare. Quindi questa sera chiediamoci: se i miei figli avranno la fortuna di vivere fino al prossimo secolo, se le mie figlie dovessero vivere tanto a lungo quanto Ann Nixon Cooper, a quali cambiamenti assisteranno? Quali progressi avremo fatto per allora?
Oggi abbiamo l'opportunità di rispondere a queste domande. Questa è la nostra ora. Questa è la nostra epoca: dobbiamo rimettere tutti al lavoro, spalancare le porte delle opportunità per i nostri figli, ridare benessere e promuovere la causa della pace, reclamare il Sogno Americano e riaffermare quella verità fondamentale: siamo molti ma siamo un solo popolo. Viviamo, speriamo, e quando siamo assaliti dal cinismo, dal dubbio e da chi ci dice che non potremo riuscirci, noi risponderemo con quella convinzioni senza tempo e immutabile che riassume lo spirito del nostro popolo: Yes, We Can.

Grazie. Dio vi benedica e possa benedire gli Stati Uniti d'America.

da repubblica.it

mercoledì 15 ottobre 2008

Chi è Obama - Photogallery.

Chi è Obama - La Politica.

L'impegno politico di Obama cominciò nel 1992, anno in cui, dopo un'aggressiva campagna elettorale, aiutò il presidente Bill Clinton nelle elezioni presidenziali, portandogli circa 100.000 voti. Personaggio abbastanza conosciuto a Chicago, dove lavorando in uno studio legale si era occupato di diritti civili, nel 1993 favorì l'elezione al Senato di Carol Moseley Braun, prima donna afro-americana a diventare senatrice.

SENATORE DELL' ILLINOIS
Nel 1996, Obama fu eletto al senato dell'Illinois dal 13° distretto nel quartiere Hyde Park, nel sud di Chicago. Nel gennaio 2003, quando i democratici riconquistarono la maggioranza del senato, fu nominato presidente del Comitato della Sanità e dei Servizi umani del Senato. Tra le sue iniziative legislative, Obama aiutò a realizzare degli sgravi fiscali sul reddito per favorire le famiglie a basso reddito, lavorò su una legge che aiutava i residenti che non si potevano permettere un'assicurazione sanitaria, e aiutò a promuovere leggi per aumentare la prevenzione dell'AIDS e programmi di assistenza.

Nel 2000 si candidò alle elezioni primarie del Partito Democratico che avrebbero dovuto scegliere il rappresentante congressuale per l'Illinois, ma fu sconfitto in maniera abbastanza netta da Bobby Rush. Rush, già membro delle Pantere Nere e un attivista nella comunità, affermò che Obama non "aveva vissuto nel primo distretto congressuale abbastanza per sapere realmente cosa stava succedendo". Rush vince le primarie con il 61% dei voti, contro il 30% di Obama. Dopo la sconfitta, Obama si concentrò sul Senato statale, creando una legge che obbliga la polizia a registrare gli interrogatori nei confronti di criminali punibili con la pena di morte e favorendo una legge che richiede alle assicurazioni di coprire le mammografie di routine. Nel 2002 si candidò alla stessa carica senza rivali.

Analizzando la carriera di Obama nel Senato dell'Illinois, un articolo del Washington Post, pubblicato nel febbraio del 2007, ha notato la sua abilità nel lavorare con efficacia sia coi democratici che con i repubblicani, e la capacità di costruire coalizioni bipartisan. Nella sua campagna elettorale seguente, per il Senato federale, Obama ha ottenuto l'appoggio del Fraternal Order of Police, il più grande sindacato di polizia statunitense. Gli agenti hanno lodato il suo "duraturo appoggio ad un controllo sulle armi da fuoco e la sua volontà di raggiungere compromessi," nonostante alcune leggi su cui il sindacato di polizia si era opposto.

ELEZIONE AL SENATO FEDERALE
Nel 2004 si tennero le elezioni in Illinois per decidere il nuovo senatore che avrebbe rappresentato lo stato al congresso degli Stati Uniti; il senatore in carica era il repubblicano Peter Fitzgerald, il quale però aveva già annunciato di non volersi ricandidare. Obama presentò la sua candidatura alle primarie democratiche. Nei primi sondaggi Obama inseguiva il ricchissimo uomo d'affari Blair Hull e il supervisore statale Dan Hynes. Le possibilità per Hull precipitarono, però, dopo le accuse di violenza domestica.

La candidatura di Obama divenne vincente grazie ad una campagna pubblicitaria che proponeva immagini di Harold Washington, il sindaco deceduto di Chicago, e dello scomparso senatore federale Paul Simon. Fu inoltre sostenuto dalla figlia di Simon, dal Chicago Tribune e dal Chicago Sun-Times. Quindi affrontò Jack Ryan, il vincitore delle primarie per il Partito Repubblicano. Nei sondaggi iniziali Ryan inseguiva Obama, il quale però lo distanziò di venti punti dopo che i media resero noto che Ryan aveva incaricato un assistente di seguire le apparizioni pubbliche di Obama. Con il progredire della campagna, una causa intentata dal Chicago Tribune e dal canale WLS-TV di proprietà della ABC, portarono un tribunale della California ad aprire dei dossier sull'affidamento che datavano dal divorzio di Ryan dalla moglie, l'attrice Jeri Ryan. Nei dossier, la donna sosteneva che il marito l'avesse condotta in alcuni sex club di svariate città con l'intenzione di avere rapporti sessuali in pubblico. Benché la natura sensazionale delle accuse ne facesse materiale per giornali scandalistici e programmi televisivi specializzati nell'argomento, i dossier avevano comunque rilevanza giornalistica in quanto Ryan aveva insistito con i leader repubblicani che essi non contenevano niente che potesse danneggiarlo. Di conseguenza molti repubblicani misero in dubbio l'integrità morale di Ryan, che abbandonò la campagna elettorale il 25 giugno 2004, lasciando Obama senza rivali.

Risultò difficile per il Partito Repubblicano dell'Illinois trovare un sostituto al posto di Ryan, perché molti dei potenziali candidati, fra i quali Mike Ditka, ex allenatore degli Chicago Bears, rifiutarono la candidatura. La presidente del Partito Repubblicano dell'Illinois, Judy Baar Topinka, alla fine indicò due possibili candidati, entrambi afroamericani: Alan Keys, un ex funzionario del Dipartimento di Stato e commentatore radiofonico dal Maryland, e Andrea Barthwell, un ex funzionario dell'Agenzia Antidroga federale. Nell'agosto del 2004, a meno di tre mesi dal giorno delle elezioni, Alan Keyes accettò la nomina di candidato repubblicano, per sostituire Ryan. Keyes, un residente del Maryland di lunga data, cambiò la sua residenza legale nell'Illinois dopo la candidatura.

Obama e Keyes esprimevano punti di vista opposti riguardo alla ricerca sulle cellule staminali, sull'aborto, sul controllo sulle armi da fuoco, sui tagli alle tasse e sui buoni scuola. Il 2 novembre 2004, Obama trionfò contro Keyes con il 70% dei voti, contro il 27% dell'avversario.

La prima circostanza che gli ha accordato vasta notorietà nazionale è stata la convention democratica del 2004, della quale ha pronunciato il discorso introduttivo.

L' ATTIVITA' A WASHINGTON
Obama giurò come senatore il 4 gennaio 2005. Scelse, come direttore del personale, il direttore del personale dell'ex coordinatore dei Democratici al Senato Tom Daschle, e Karen Kornbluh, un'economista che era stata vice capo di gabinetto di Robert Rubin, l'ex segretario del Tesoro, come consulente politica. Nel luglio 2005, Samantha Power, vincitrice del premio Pulitzer per un libro sui diritti umani e il genocidio, entrò nella squadra di Obama. A quattro mesi dal suo arrivo al senato, il TIME lo dichiarò uno dei 100 personaggi più influenti del mondo, definendolo "uno dei più ammirati politici in America". Un articolo dell'ottobre 2005 della rivista britannica New Statesman ha nominato Obama uno dei "10 personaggi che possono cambiare il mondo". Nel corso degli anni in Senato, Obama ha ricevuto vari dottorati ad honorem in legge da varie istituzioni universitarie tra i quali il Knox College, la University of Massachusetts Boston, l'Università di Northwestern, e la Xavier University of Louisiana.
È membro delle seguenti commissioni al Senato
- relazioni internazionali
- salute, educazione, lavoro e pensioni
- sicurezza nazionale e affari di governo
- veterani

ATTIVITA' LEGISLATIVA
109° LEGISLATURA
Obama ha prodotto 152 disegni di legge e risoluzioni presso il 109° Congresso nel 2005 e nel 2006, e ne ha appoggiate altre. Il suo primo disegno di legge è stata la "Legge per l'aumento delle borse di studio universitarie Pell." Mantenendo una promessa elettorale, il disegno proponeva di aumentare l'ammontare massimo di borse di studio "Pell Grant" per aiutare studenti di famiglie a basso reddito a pagare le rette universitarie. Il disegno di legge non superò l'esame della commissione e non fu mai votato dal Senato.

Obama svolse un ruolo attivo nello sforzo del Senato per migliorare la sicurezza dei confini e le riforme sull'immigrazione. A partire dal 2005, ha appoggiato la "Legge sull'America sicura e sull'Immigrazione controllata", introdotta dal senatore John McCain (R-AZ). Obama successivamente aggiunse tre emendamenti alla legge 2611, la "Riforma tollerante sull'Immigrazione," voluta dal senatore Arlen Specter (R-PA). La S. 2611 passò l'esame del Senato nel maggio 2006, ma non fu approvata dalla maggioranza della Camera.[54] Nel settembre 2006, Obama appoggiò un disegno di legge collegato, la "Legge per la barriera sicura", che autorizza la costruzione di un muro e altri rafforzamenti delle misure tese ad impedire l'immigrazione clandestina proveniente dal Messico. Il Presidente Bush approvò il disegno di legge nell'ottobre 2006, definendolo "un passo importante verso la riforma dell'immigrazione".

Congiuntamente, prima, al Senatore Richard Lugar (R-IN), e poi al Senatore Tom Coburn (R-OK), Obama ha introdotto con successo due iniziative che portavano il suo nome. La "Lugar-Obama" amplia la "Nunn-Lugar" sulla riduzione delle armi di distruzione di massa, anche alle armi convenzionali, tra cui i missili a spalla e le mine anti-uomo.

La "Legge sulla trasparenza dei fondi federali Coburn-Obama" fornisce un sito web, gestito dall'Agenzia della Gestione e del Bilancio, che annota tutte le organizzazioni che ricevono fondi federali dal 2007 in avanti, e fornisce dettagliatamente quale agenzia destina i fondi, la quantità di denaro fornito, e il motivo del finanziamento o contratto. Il 22 dicembre 2006, il presidente Bush firmò la "Legge per gli aiuti, sicurezza e promozione della democrazia della Repubblica Democratica del Congo;" questa è stata la prima legge federale con Obama primo firmatario.

110° LEGISLATURA
Nei primi giorni della 110° legislatura, in un editoriale pubblicato sul Washington Post, Obama ha invocato la fine di "ogni pratica che faccia pensare ad un cittadino ragionevole che un politico deve qualcosa ad un lobbista". Si è unito al Senatore Russ Feingold (D-WI) per fare pressione sulla dirigenza dei Democratici al fine di ottenere restrizioni più severe nella S.1, la legge del 2007 sulla trasparenza e la responsabilità dei legislatori, che è passata al Senato con 96 voti favorevoli e solo due contrari. Obama si è unito a Charlse Schumer (D-NY) nell'appoggiare la S. 453, un disegno di legge che intende criminalizzare pratiche scorrette nelle elezioni federali, tra cui volantini fraudolenti e telefonate automatiche, come è avvenuto nelle elezioni di medio termine 2006.

Le iniziative di Obama riguardo all'energia hanno riscosso plausi e critiche da parte degli ambientalisti, che hanno gradito la sua proposta di legge sul riscaldamento globale, presentata con il Senatore John McCain (R-AZ), che permetterebbe di ridurre le emissioni di gas serra di due terzi, entro il 2050, ma si sono mostrati più scettici nei confronti dell'appoggio di Obama nei confronti di una legge che promuove la produzione di carbone liquefatto. Sempre nei primi mesi della 110° Legislatura, Obama ha presentato il "disegno di legge per l'uscita dalla guerra in Iraq," una proposta che prevedeva la graduale riduzione del numero di militari presenti sul suolo iracheno a partire dal primo maggio 2007 e il totale rientro di tutti i militari dall'Iraq entro il 31 marzo 2008.

VISITE UFFICIALI
Nella pausa parlamentare dell'agosto 2005, Obama viaggiò con il Senatore Richard Lugar, Presidente della Commissioni del Senato sui Rapporti con l'Estero, in Russia, Ucraina e Azerbaijan. Il viaggio era focalizzato su strategie per controllare l'offerta mondiale di armi convenzionali, armi biologiche e le armi di distruzioni di massa, come una prima difesa strategica dalla minaccia di futuri attacchi terroristici. Lugar e Obama hanno ispezionato una struttura per la distruzione di testate nucleari a Saratov, nel sud della Russia europea.

Nel gennaio 2006, Obama ha partecipato ad una delegazione del Congresso che ha incontrato i militari statunitensi in Kuwait e in Iraq. Dopo le visite, Obama si è recato in Giordania, Israele e in Palestina. Mentre era in Israele, Obama ha incontrato il ministro degli esteri israeliano Silvan Shalom. Obama ha anche incontrato un gruppo di studenti palestinesi due settimane prima che Hamas vincesse le elezioni. ABC News 7 (Chicago) ha riportato che Obama ha riferito agli studenti che "gli Stati Uniti non riconosceranno mai la vittoria di Hamas, se questo non rinuncia alla sua principale missione di distruggere Israele" e poi dichiarò lo stesso nel suo incontro con il Presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese, Mahmud Abbas.

Il terzo viaggio ufficiale di Obama fu nell'agosto del 2006, in Sudafrica, Kenya, Gibuti, Etiopia e Chad. Obama fu raggiunto dalla moglie e dalle due figlie nella visita al luogo di nascita di suo padre, un villaggio vicino a Kisumu, in una regione occidentale e rurale. Obama fu accolto da folle entusiaste nelle sue uscite pubbliche. Per incoraggiare le popolazioni locali ad effettuare il test HIV in maniera volontaria, Obama e sua moglie si sottoposero pubblicamente ad un test in una clinica keniota. In un discorso ripreso dalla televisione keniota, tenuto presso l'Università di Nairobi, Obama criticò fortemente l'influenza delle rivalità etniche sulla politica keniota. Il discorso generò un pubblico dibattito tra i diversi dirigenti politici, alcuni dei quali bollarono formalmente le parole di Obama come ingiuste e inappropriate mentre altri condivisero le sue posizioni.



CANDIDATURA ALLA PRESIDENZA DEGLI STATI UNITI
Voci su una possibile candidatura alle elezioni presidenziali del 2008 si erano intensificate dopo la sua vittoria al Senato Federale nel novembre 2004. Subito dopo la sua vittoria, Obama aveva dichiarato ai giornalisti: "Posso senza dubbio affermare che non mi candiderò alle elezioni presidenziali tra quattro anni". La stessa domanda gli viene posta nel gennaio 2006 durante la trasmissione televisiva Meet the Press; anche questa volta Obama ha ripetuto la sua volontà di terminare il mandato da senatore, che scade nel 2010. L'altro senatore democratico dell'Illinois, Dick Durbin, ha più volte invitato Obama a pensare di candidarsi. Un articolo del dicembre 2005 sulla rivista The New Republic osservava che il 2008 sarebbe il momento in cui Obama avrebbe le maggiori possibilità di vittoria; in quanto non ci sarà un presidente che si ricandiderà o un vicepresidente che si candiderà, come accade invece nella maggior parte dei casi.

Nel settembre 2006, Daniel Hynes, l'avversario di Obama alle primarie senatoriali del 2004, aveva scritto una lettera aperta al Chicago Sun-Times, in cui invitava i Democratici a pensare seriamente alla candidatura di Obama. Il 2 ottobre 2006, il New York Magazine ha pubblicato un articolo in cui Obama dichiarava "Molta gente mi chiede se mi candiderò nel 2008, e io ho risposto di no. E se cambio idea, vi farò sapere". Anche la rivista Time ha pubblicato un articolo con nuove voci sua una sua possibile candidatura nel 2008; la prestigiosa rivista ha anche pubblicato la sua foto in prima pagina, con un titolo che diceva "Le ragioni per cui Barack Obama potrebbe essere il prossimo presidente".

Il 18 ottobre 2006, Obama ha partecipato al famoso programma The Oprah Winfrey Show e ha detto alla Winfrey che, se mai avesse deciso di candidarsi alla presidenza, lo avrebbe annunciato in quel programma. Precedentemente Oprah aveva dichiarato in proposito: "So che non sto parlando solo per me. Ci sono molte persone che vogliono che tu ti candidi alla presidenza degli Stati Uniti."

Il 22 ottobre 2006, Obama ha di nuovo partecipato alla trasmissione Meet the Press ammettendo di pensare ad una candidatura. Ha dichiarato: "Non voglio essere schivo al riguardo: date le reazioni che ho ricevuto negli scorsi mesi, ho pensato a questa possibilità ma non ci ho ancora pensato con la serietà e la profondità che credo siano necessarie. Dopo il 7 novembre, mi fermerò, mi siederò e considererò la questione, e se ad un certo punto cambio idea, farò un annuncio pubblico e tutti saranno in grado di darmi addosso" ha promesso Obama.

Il 10 febbraio 2007 Obama ha annunciato ufficialmente la sua candidatura per le elezioni presidenziali del 2008.

Il procedimento per la scelta del candidato democratico iniziò il 3 gennaio 2008, quando si tennero i caucus dell'Iowa. Barack Obama vinse con quasi il 38% dei voti, davanti a John Edwards (con circa il 30%) e Hillary Clinton (29%). Sebbene i sondaggi prevedessero una sua netta vittoria anche nelle primarie del New Hampshire dell'8 gennaio 2008, in quell'occasione Obama ha ottenuto solo il 37% dei voti, contro il 39% della Senatrice Clinton (John Edwards è arrivato terzo col 17%).

Il 26 gennaio 2008 ha nuovamente vinto un'importante primaria statale, questa volta in Carolina del Sud, dove, monopolizzando il voto nero ed aprendosi larghi varchi in quello bianco, ha conquistato il 55% dei voti contro il 27% della Clinton ed il 18% di Edwards.

Il 19 febbraio dello stesso anno ha vinto le primarie in Wisconsin con il 58% di voti circa, superando la senatrice Clinton che ha ottenuto solo il 41%, e nelle Hawaii dove ha ottenuto il 76% delle preferenze contro il 24% della Clinton.

Il 3 giugno 2008 Obama ha ottenuto il quorum necessario per la nomination democratica, diventando così il primo nero a correre per la Casa Bianca per uno dei due maggiori partiti. Ha ottenuto l'investitura ufficiale durante la convention del partito che si è tenuta a Denver tra il 25 e il 28 agosto 2008.

Il 7 giugno, dopo una pioggia di appoggi da parte di moltissimi superdelegati, anche la sua diretta rivale alla nomination democratica, Hillary Clinton riconosce la vittoria del senatore dell'Illinois, dando il suo endorsement e ritirandosi di fatto dalla corsa. Barack Obama diventa così, ormai ufficialmente, il primo afro-americano in corsa per la Casa Bianca.

Il 23 agosto, Obama sceglie per il ruolo di candidato alla Vicepresidenza degli Stati Uniti il senatore democratico Joe Biden.

Candidato del Partito Democratico alla Presidenza, nelle elezioni del 4 novembre ha ottenuto un numero di "grandi elettori" tale da essere designato come presidente eletto degli Stati Uniti. Si insedierà ufficialmente come 44° Presidente degli Stati Uniti il 20 gennaio 2009, dopo il giuramento.

CRITICHE
Si è attirato le critiche di progressisti come il giornalista David Sirota quando ha votato per confermare Condoleezza Rice come Segretario di Stato, quando ha votato a favore di una legge di azione collettiva "scritta dalle multinazionali", e per "essersi rifiutato di criticare apertamente" la guerra in Iraq, nonostante si presenti come un candidato contro la guerra.
Anche il Professore afro-americano Cornel West, dell'Università di Princeton, ha sollevato forti dubbi, in particolare riferiti alla scarsa trasparenza sulla provenienza dei finanziamenti per la campagna elettorale. Tra i critici più radicali si pone lo storico Webster Tarpley, già noto come critico spietato dei neoconservatori e autore di due libri polemici su Obama usciti nel 2008, fra cui una biografia non autorizzata.

Risultati elettorali

* 2008 Elezione Presidenza degli Stati Uniti
- Barack Obama (D), 53%[103]
- John McCain (R), 46%[103]

* 2004 Elezione al Senato Federale
- Barack Obama (D), 70%
- Alan Keyes (R), 27%
- Albert J. Franzen (I), 2%
- Jerry Kohn (L), 1%

* 2000 Elezione alla Camera dei Deputati - 1° distretto (Primarie dei Democratici)
- Bobby Rush (D), 61%
- Barack Obama (D), 30%
- Donne Trotter (D), 7%

tratto da wikipedia.it

Chi è Obama - La Vita.

Barack Obama nacque il 04 Agosto 1961 al Kapiolani Hospital di Honolulu da Barack Hussein Obama Sr., un keniota agnostico, ex pastore di capre ed all'epoca studente straniero, e da Ann Dunham, proveniente da Wichita, in Kansas; al momento della sua nascita entrambi i genitori erano giovani studenti universitari.

Nel 1963 i genitori si separarono e successivamente divorziarono; il padre andò all'Università Harvard per conseguire un dottorato, e infine tornò in Kenya, dove morì in un incidente stradale nel 1982: rivide il figlio solo in un'occasione. La madre invece si risposò con Lolo Soetoro, un altro suo ex collega universitario, da cui ebbe una figlia. Soetoro proveniva dall'Indonesia, si laureò in geografia nel 1962, morì poi il 2 marzo del 1993. Obama si trasferì quindi con la famiglia a Giacarta, dove nacque la sorellastra di Obama, Maya Soetoro-Ng. A Giacarta, Obama frequentò le scuole elementari da 6 a 10 anni. A dieci anni, Obama ritornò a Honolulu per ricevere un'istruzione migliore. Fu cresciuto prima dai nonni materni, Madelyn e Stanley Dunham, e poi dalla madre. Si iscrisse alla quinta elementare della scuola Punahou, dove si diplomò con ottimi voti nel 1979. La madre di Obama morì di cancro pochi mesi dopo la pubblicazione dell'autobiografia di Barack Obama, Dreams from My Father.

Nel suo libro Dreams from My Father, pubblicato in Italia da Nutrimenti con il titolo “I sogni di mio padre”, Obama descrive la sua esperienza di crescere con la famiglia di sua madre; una famiglia di ceto medio e, ovviamente, bianca. La conoscenza del suo padre nero assente derivò principalmente dalle storie della famiglia e dalle fotografie. Della sua infanzia, Obama scrive: "Che mio padre non sembrava per nulla come le persone a fianco a me — che era nero come la pece, mentre mia madre bianca come il latte — non ci feci neppure caso. Da giovane, lottò per riconciliare le percezioni sociali sulla sua eredità multiculturale. Obama scrive sul suo utilizzo di marijuana e cocaina durante la sua adolescenza per "togliermi dalla testa la domanda su chi fossi”.

Dopo il liceo, Obama studiò per un paio d'anni all'Occidental College, prima di spostarsi al Columbia College della Columbia University. Là si laureò in scienze politiche, con una specializzazione in relazioni internazionali. Dopo la laurea, lavorò per un anno alla Business International Corporation (ora parte del The Economist Group), una società che forniva notizie economiche di carattere internazionale alle aziende clienti. Si trasferì poi a Chicago, per dirigere un progetto non profit che assisteva le chiese locali nell'organizzare programmi di apprendistato per i residenti dei quartieri poveri nel South Side.
Nel 1988, Obama lasciò Chicago per tre anni per studiare giurisprudenza ad Harvard. Nel febbraio 1990 diventò il primo presidente afroamericano della celebre rivista Harvard Law Review. Nel 1989, durante uno stage estivo presso la Sidley & Austin (uno studio legale specializzato in diritto societario) conobbe Michelle Robinson, avvocato associato nello stesso studio. Si laureò magna cum laude nel 1991 e sposò Michelle nel 1992 presso la Trinity United Church of Christ di Chicago; la cerimonia fu svolta dal reverendo Jeremiah Wright. Hanno due figlie, Malia, nata nel 1999, e Natasha, del 2001. In seguito anche lui divenne avvocato senza però esercitare la professione.

Tornato a Chicago, Obama diresse un movimento per far registrare al voto quanti più elettori possibili (voter registration drive), poi come avvocato associato lavorò per difendere organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti civili e del diritto di voto presso lo studio legale Miner, Barnhill & Galland, e insegnò diritto costituzionale presso la facoltà di legge dell'Università di Chicago, dal 1993 fino alla sua elezione al Senato federale nel 2004.

La Religione
Un passaggio del discorso chiave di Obama presso la Convention democratica del 2004, nonché il titolo del suo libro del 2006, L'audacia della speranza (The Audacity of Hope), gli sono state ispirate dai sermoni del reverendo Wright. Nel libro, Obama descrive così la sua crescita in un ambiente non-religioso:
« Non sono cresciuto in una famiglia religiosa. I miei nonni materni, che erano del Kansas, erano cresciuti in famiglie battiste e metodiste, ma la fede non ha mai veramente messo radici nei loro cuori. Le stesse esperienze di mia madre, una bambina sensibile e immersa nei libri cresciuta in piccole città del Kansas, Oklahoma e Texas, non fecero altro che rinforzare questo scetticismo ereditato. Mio padre è stato quasi totalmente assente dalla mia infanzia, siccome i miei genitori divorziarono quando avevo due anni; ad ogni modo, nonostante mio padre fosse stato educato da musulmano, quando incontrò mia madre era ormai un ateo convinto, che riteneva che la religione fosse solo superstizione. »

Obama scrive che le sue convinzioni religiose nacquero intorno ai vent'anni, quando collaborava con alcune chiese locali, organizzando la comunità. Fu qui che capì "il potere della tradizione religiosa afro-americana nello spronare cambiamenti sociali";
« Fu a causa di queste nuove comprensioni, cioè che l'impegno religioso non richiedeva di sospendere il pensiero critico, di smettere di lottare per la giustizia economica o sociale, o di ritirarmi da quel mondo che conoscevo e amavo, che fui finalmente capace di camminare nella navata della Trinity United Church of Christ ed essere battezzato. Fu una scelta consapevole, non una rivelazione; le domande che mi ponevo non sparirono di colpo. Ma inginocchiandomi sotto la croce nel South Side di Chicago, sentii lo spirito di Dio che mi attraeva. Mi piegai alla Sua volontà, e mi dedicai a scoprire la Sua verità. »

Opere
Obama ha pubblicato la sua autobiografia, I sogni di mio padre (Dreams from My Father) nel 1995 e ha pubblicato una nuova versione, con qualche modifica, nel 2004. In Italia è stata pubblicata dalla casa editrice Nutrimenti nel 2007. La versione in audiolibro è stata premiata nel 2006 con un Grammy award for Best Spoken Word Album. Nel dicembre 2004, Obama ha stretto un accordo da 1,9 milioni di dollari per scrivere tre libri. Il primo, L'audacia della speranza (The Audacity of Hope), è uscito il 17 ottobre 2006, e delinea le sue convinzioni politiche. Il secondo è un libro per bambini scritto in stretta collaborazione con la moglie Michelle e le loro due figlie, i cui profitti saranno devoluti in beneficenza. L'argomento del terzo libro non è stato annunciato.

In Italia L'audacia della speranza è stato pubblicato nel 2007 con prefazione di Walter Veltroni. Lo stesso Veltroni ha incontrato Obama a Washington nel 2005 ed è stato uno dei suoi primi sostenitori all'estero.